Uno sguardo d’insieme alla Categoria “Experimental and Art Films” del 6° MalatestaShort Film Festival

“La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con che cosa gioca anzitutto il cinema.” Antonin Artaud, La coquille et le clergyman, 1928

 

Parlare della categoria di concorso “Experimental and Art Films” significa dar spazio all’ibridazione, sia in termini di racconto, sia a livello di rappresentazione.

Il MalatestaShort Film Festival, indagando le diverse sfumature del cinema breve, esplora sensibilità diverse, raccoglie linguaggi plurimi e spuri e dà spazio a forme e modalità di fruizione talvolta originali provenienti dai paesi di tutto il mondo.

Questa sorta di focus perenne sulla scoperta – nonchè sull’allargamento del panorama degli stili, dei contenuti e delle forme spettatoriali e produttive – se da un lato attraversa il programma del festival tout-court, dall’altro trova proprio nella categoria di concorso “Experimental and Art Films” la sua variante più vivace, innovativa e audace.

L’apertura e il respiro sperimentale delle opere scelte colorano tanto i racconti quanto i linguaggi e le modalità di fruizione. La tendenza generale è quella di suggerire nuovi input quasi sinestetici allo spettatore contemporaneo attraverso riflessioni metaliguistiche trasversali (dalla danza alla performance art) e input tematici originali.

Fra questi la corporeità nel cinema e nell’arte nelle sue infinite e stimolanti declinazioni: il corpo fisico come oggetto della visione, il corpo mostrato come terreno e mappatura di desideri nascosti e il corpo dell’artista presente a legittimare l’opera d’arte stessa che diventa happening.

Tante le storie, tanti i corpi: le fattezze incerte e ridanciane di un homeless senza più lune buone si avvicendano così alle fisicità danzanti di un colorato mercato di Saint-Louis in Senegal, il corpo d’acciaio di una storica linea ferroviaria del Canyon cede il passo ai corpi fermi in attesa a un semaforo metropolitano, così come si affianca ai ricordi – in bilico tra passato e presente – dove i corpi si fanno inevitabilmente evanescenti, cristallizzati nella memoria o nel passato di infanzie che furono.

A definire la selezione, proprio in virtù di una ricerca di spazi e modi di visione più inaspettatamente stimolanti ed interlocutori, la ricca commistione di generi (dall’animazione al doc, dal divertissement al grottesco) non dimentica la forma installativa; opzione capace – seppur qui stigmatizzata in un solo progetto – di far riflettere sull’aspetto attivo dell’interpretazione spettatoriale.

Corti selezionati:

  • “A Skin Pleasure, di Mariu Packbier e Aïlien Reyns, 2022, Belgio, 29’50”;
  • “Fragile”, di Sasha Waters, 2022, Stati Uniti, 8’45”;
  • “O“, di Dominik Balkow, 2022, Germania, 14’29‘’;
  • “Bookanima: Dance, di Shon Kim, 2020, Corea, 7’31”;
  • “Ad meliora”, di Katherine Balsley, Irina Escalante-Chernova, 2021, Stati Uniti, 3’27”;
  • “Awaiting” di Atanas Petkov Djonov, 2018, Australia,  4’17”;
  • “Slavonian Anarchism”, di Nebojša Vuković, 2021, Croazia, 8’13”;
  • “Il canto dei Folli” di Tekla Taidelli, 2022, Italia, 10’;
  • “SO(G)NO (DreAM)”, di Martina Mele, 2022, Italia, 11’30”;
  • “It’s Not Perverse, It’s Mothers”, di Anouska Samms, 2022, Regno Unito, 14’29’’;
  • ”Train Song”, di Yanbin Zhao, 2022, Stati Uniti, 3’30”;
  • “Death by fantasies by mirrors”, di Charlotte Clermont, 2022, Canada, 13’02”;
  • “In Memory Of“, di Mattia Bioli, 2021, Italia, 05’53”;
  • “Saint-Louis on the move”, di  Kita Bauchet, 2022, Belgio, 30’;
  • “Us”, di Nelson Fernandes , 2021, Portogallo, 5’;
  • “Garisani”, di Jin Woo, 2022, Corea, 7’40”;
  • “Doll+: Body Transmigration in its Ideal Fantasy”, di Ran Zhou, 2022, Canada, 13’22”;

Installazioni Experimental: “

  • AbstrArt 22”, di Luis Carlos Rodrìguez, 2022, Spagna, 4’20”