Presentazione generale delle scelte curatoriali della selezione 2021

Il Concorso, cuore da sempre del festival, rappresenta uno sguardo internazionale sulla produzione breve e propone una selezione di opere da tutto il mondo per quattro categorie di Concorso: Miglior Animazione, Miglior Documentario, Miglior Fiction e Miglior Experimental. A queste si aggiungono altre tre Categorie: la Categoria Miglior Eastern Asia con i cortometraggi asiatici, la Categoria Extended Cinema, con un focus sull’Africa ed infine la Categoria Ultrashort, sezione incentrata sulla sperimentazione più libera, dedicata – in una sorta d’ulteriore ricerca creativa dell’immediatezza da raccontare – alle opere cortissime entro i tre minuti.

Come evocato dal claim di questa edizione “all you can see”, l’intento generale è quello di proporre a pubblici diversi un menù molto variegato di cinema, suggerendo una sorta di approccio “vorace” alla visione, con la possibilità di vedere molti corti e di conoscere diversi approcci poetici e realizzativi al mondo del cinema. Tante proposte, tanti film provenienti da tanti paesi del mondo. 31 film selezionati per il Concorso Internazionale, 8 opere per il Concorso Eastern Asia, 11 corti africani e 44 cortissimi Ultrashort. Tutti i corti sono arrivati da 42 nazioni più o meno lontane fra loro, da Hong Kong alla Russia, dai principali paesi europei (Francia, Spagna e Germania) agli Stati Uniti e al Canada, fino all’India, al Giappone alla Cina, alla Nigeria, al Senegal e alla distantissima Australia.

La scelta generale è stata senza dubbio quella dell’eterogeneità, senza alcun restringimento né tematico, né formale, perché si è cercato di carpire, già in fase di selezione, alcune tendenze di focus, soprattutto a livello di soggetti e di modalità di racconto. Tante storie femminili e di genere e molti i plot familiari e legati all’universo dell’infanzia, così come plurimi sono stati i rimandi all’attualità, con il Covid e l’emergenza pandemica pronti ad ergersi a nuovi spunti di narrazione, affiancati da sorprendenti (e talvolta fantasiose) opzioni espressive di storytelling. Le donne, così come i quadretti familiari o le storie corali, sono stati selezionati proprio perché inaspettati, lontani da ogni stereotipo o rappresentazione già vista. Ad esempio, per quanto riguarda l’Africa, abbiamo apprezzato un cinema innovativo e dalla forte vocazione femminile, sotteso proprio a scardinare alcuni luoghi comuni sull’Africa, (perennemente sospesa tra migrazioni, malattie e povertà) e a raccontare anche il mondo patinato della moda e quello dell’arte.

I film – tutti proiettati rigorosamente in lingua originale e sottotitolati in italiano – abbracciano diversi generi e sottogeneri e spaziano dalla commedia nera al film di viaggio, dal dramma sociale all’autobiografia e alle sorprendenti commistioni Sci-fi. Anche quando i toni si fanno forti (molte sono le tragiche odissee familiari, così come è frequente il tema del suicidio), il disagio si manifesta inaspettamente virando altrove, optando per ibridi espressivi che oscillano con perizia tra l’horror, il detto e il non detto, il documentario e la finzione. Il risultato è sempre lo stesso: un mosaico di voci, sfumature e punti di vista assolutamente vivace e coinvolgente.

Una prospettiva di difformità quella perseguita, che si è estesa, come una sorta di stimolante fil rouge del Concorso e dello stesso Festival tout-court, anche alla varietà delle situazioni creativo-realizzative delle opere stesse, accogliendo sia cortometraggi provenienti da importanti case di produzione e di distribuzione, così come film brevi di autori indipendenti e di registi auto-distribuiti, in un mix capace di fotografare, nella maniera più sincera possibile, le diverse dinamiche di creazione e di diffusione audiovisiva coesistenti nel panorama internazionale del cinema breve.

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